GW Cities of Sigmar – le mie impressioni

Siamo ormai prossimi all’uscita del nuovo battletome per Age of Sigmar: le Città di Sigmar. A differenza degli altri eserciti usciti per il gioco fantasy della Games Workshop, nel caso delle Cities abbiamo avuto diritto a diversi post sulla Warhammer Community che hanno fornito (minimi) dettagli nel corso dello sviluppo del progetto ( partire dal primo articolo apparso il 5 maggio 2022) fino alla recente presentazione dell’intera gamma e l’annuncio del preordine in programma per il prossimo fine settimana della scatola di lancio. GW sembra veramente puntare moltissimo sulla nuova gamma, al punto da dedicare a questa uscita articoli quotidiani di approfondimento con il team di sviluppo per esaminare diversi aspetti relativi alle Cities: il design delle miniature, lo sviluppo della cultura e del background, l’iconografia, le regole e la pittura.

Vista la quantità di materiale a disposizione,ho deciso di lanciarmi in una specie di recensione di questo nuovo esercito. Si tratta soprattutto di pensieri in libertà che proverò a completare se mai dovessi mettere mano sul battletome. Spero che sia comunque una lettura gradita.

Partiamo da una prima, semplice conclusione: il nuovo esercito mi intriga parecchio. Al punto che, per la prima volta dopo anni di totale disinteresse nei confronti di una qualsivoglia uscita per Age of Sigmar che non fosse riciclabile al 100% su basetta quadra, sto meditando l’acquisto del battletome perché sinceramente incuriosito da lore background, nonché dalle regole per il nuovo esercito. Non penso che acquisterò le miniature, benché mi piacciano moltissimo, perché al momento sono concentrato sull’uscita (che ritengo abbastanza prossima) di The Old World.

Quello che mi sembra abbastanza evidente è che per questo progetto la GW abbia deciso di fare un investimento di tempo e risorse probabilmente inusuale. E si vede. Ne risulta una gamma di miniature a mio modo di vedere decisamente ispirata, variegata ma coerente, ricca di dettagli e con alcuni tocchi “di classe” che non vedevo in GW ormai da anni. Resta, come è ovvio che sia, qualche dubbio legato ad alcune realizzazione (tipo la stazza/altezza dei cavalli o l’ogre che si porta appresso una torre di vedetta), ma si tratta veramente di dettagli che, probabilmente,

Vintage illustration Burgundian Knights and soldiers in armour, Archer, Infantry armed with halberd and Fauchard, History medieval weapons and warfare 15th Century

saranno anche fugati una volta ammirate le miniature del vivo. La scelta dell’aspetto complessivo dell’armata (in stile borgognone) già rappresenta, a mio avviso, un felice ritorno al passato, con precisi riferimento storico-culturali sublimati in un contesto fantasy molto riuscito. In un certo senso, riscontro anche una certa ironia nell’aver scelto il motivo borgognone, uno dei ducati più ricchi del tardo medioevo, per “sporcarlo” con l’idea di questi eserciti “crociati” che poi risultano volutamente sporchi e quasi “straccioni” (almeno nei ranghi della fanteria, molto meno nei modelli dedicati alla cavalleria).

Anche grazie a queste scelte di base, in questo esercito, GW è riuscita a raggiungere una sintesi molto interessante dei vari modelli umani fantasy che ci ha presentato nel corso della sua storia: l’uso abbondante della polvere da sparo e la devozione a Sigmar rimanda apertamente all’Impero, pur distaccandosene in maniera abbastanza evidente;

Dogs of War – Braganza’s besiegers

l’utilizzo dei pavesi ricorda in maniera evidente i balestrieri di Braganza dei mastini della guerra, così come il generale a cavallo sembra decisamente ispirato a quell’armata di WHFB; il baldacchino con la “papessa” sembra ispirato al reliquiario del graal di Bretonnia. E così via.

A Bretonnia fa anche rimando l’attenzione che è stata dedicata all’araldica delle varie città.

Da un punto di vista regolistico, per quel poco che ho letto finora, ancora una volta, l’ispirazione all’Impero è evidente, ma vengono introdotte una serie di varianti tattiche (formazione a “castello” o il sistema degli ordini) che mi sembrano, almeno ad una superficiale lettura, introdurre una ventata di freschezza nel sistema di Age of Sigmar che intendo approfondire.

Games Workshop(c) – Cities of Sigmar, Gargolyans

 

E poi, tornando all’estetica dell’armata, non posso non soffermarmi su alcuni dettagli che mi hanno profondamente colpito e che, per quanto mi riguarda, rappresentano delle chicche assolutamente fantastiche: i Gargoylians.

Chiaramente ed evidentemente ispirati all’immaginario di Hieronymus Bosch, non solo rimandano a un immaginario fantastico particolarmente intenso, ma sono anche perfettamente contestualizzati da un punto di vista storico, visto che il Ducato di Brabante (in cui nacque Hieronymus) all’epoca apparteneva ai Duchi di Borgogna. Dal mio punto di vista, si tratta di un felicissimo ritorno di Games Workshop ad un passato che ritenevo ormai sepolto e dimenticato, in cui i riferimenti culturali erano un leit-motif dei loro giochi e delle loro miniature.

A voler veramente trovare qualcosa da criticare, devo dire che i primi due articoli della settimana di intervista al team di sviluppo mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. Mi sarei aspettato un po’ di dettagli in più proprio sui riferimenti storico-culturali utilizzati e le motivazioni che hanno portato a quelle scelte in particolare. Mi sono piaciuti di più, invece quelli sull’iconografia e sulle regole, anche se, ancora una volta, mi sono sembrati un po’ superficiali.

In ogni caso, un’uscita fin qui promossa a pieni voti, per quanto mi riguarda. Se avrò modo di prendere e leggere il battletome, non mancherò di farci conoscere i miei pensieri in proposito. Chissà che questo esercito non mi induca a fare un nuovo tentativo con un gioco che ho completamente messo da parte dopo alcune battaglie che ho trovato particolarmente noiose!

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