Parla con me: Stampa 3D. Il futuro è adesso?

Nell’ultimo articolo pubblicato sul nostro blog, abbiamo fatto conoscenza con Saint of Killers e abbiamo imparato dall’oracolo del crowdfunding tutto quello di importante che c’è da sapere sul “finanziamento partecipativo”. Il nostro agente a Londra, però, non si limita a sostenere progetti a destra e manca, ma è una vera e propria fucina di progetti lui stesso!

Da qualche tempo a questa parte, il nostro, forse stanco e annoiato dal dipingere ossicini e teschi vari con dubbi risultati, si è dotato di stampante 3D e ha dato libero sfogo alla sua creatività! Sul nostro forum abbiamo un argomento dedicato alle sue creazioni, sin dagli esordi, e foto in più sono disponibili sul profilo Twitter del nostro innovatore preferito.

E allora, chi meglio di Saint può aiutarci a superare l’ultima frontiera del nostro hobby e a condurci per mano nella terra incognita della stampa 3D che rappresenterà, senza dubbio alcuno, il futuro di diversi settori economici, incluso quello dei wargame? Nessuno! Quindi affidiamoci a lui!

 

Baldovino: ciao Saint e ben trovato. Da quanto tempo sei in possesso di una stampante 3D?

Saint: ho comprato una Flashforge Creator Pro nel lontano Luglio 2016.

 

B.: Perché hai comprato una stampante 3D? Non avevi altro modo per buttare i soldi?

S.: Più che altro perché volevo realizzare qualcosa che ho progettato e di cui non trovavo un equivalente in commercio… Leggete i dettagli un paio di domande sotto!. Beh, modi per buttare i soldi ne ho già tanti (vedete l’articolo sui Kickstarter). Uno in più uno in meno…

 

B.: In giro si vedono oggetti stampati in 3D di qualità molto diversa tra loro, ad esempio molti master usati per la stampa tradizionale in piombo sono realizzati via stampa in 3D (nei vari kickstarter ne abbiamo visti un tot)… Ma ci sono anche altri oggetti che sembrano di bassa qualità. A cosa è dovuta questa differenza?

S.: Esistono diverse tecnologie di stampa che finiscono con influenzare sia il costo che la qualità del prodotto finale.

Le stampanti più comuni in ambito domestico appartengono alla categoria FDM (Fused Deposition Modeling) e costruiscono un oggetto depositando una serie di strati (alti una frazione di millimetro) fino a completare il pezzo. Tendono ad essere più economiche (si va dai 300 ai 1000 euro o giù di lì), sono un attimo più robuste (dato che il processo di stampa è puramente meccanico) ed il costo del filamento stesso è contenuto (una bobina da 1Kg costa dai 20 ai 30 euro). Il problema principale è che non offrono una risoluzione di stampa tale per avere un risultato decente su dettagli piccoli, come sarebbe richiesto per i nostri amati soldatini; però convengono per cose più grandi, come gli elementi scenici.

Quelle che garantiscono una qualità di stampa migliore e che in genere sono usate per realizzare i master di stampa entrano nella categoria SLA (stereolithography apparatus). In questo caso gli strati che compongono il modello sono costruiti da un laser che solidifica la resina o altro materiale utilizzato. Si tratta di macchine più complesse e più costose (quelle per uso domestico vanno dai 500 ai 2000 euro) e richiedono un po’ di lavoro extra, dato che il pezzo deve essere pulito dai residui della resina prima essere usato e dipinto. Anche le resine hanno costi più alti rispetto al filamento delle stampanti FDM ed il piano di stampa (e quindi la dimensione massima dell’oggetto realizzabile) è in genere più limitato delle stampanti FDM. Inoltre trattandosi di resina non è raccomandabile usarle al chiuso.

 

B: Ne desumo che la tua sia una FDM, giusto?

S.: Sì corretto, e stampo principalmente in PLA dato che richiede temperature più basse ed è utilizzabile anche in luoghi chiusi visto che la fusione non sprigiona sostanze nocive (a differenza dell’ABS).

 

B: Credi che attualmente la stampa 3D possa sostituire i metodi di stampa classici per quanto riguarda il modellismo (ovvero possa sostituire sprue di plastica, o stampa in resina/metallo)?

S: Non credo si possa dire che siamo già a quel livello. La tecnologia inizia ad esserci ma i costi e la difficoltà di uso ne limitano un po’ l’impiego a chi ha un certo background tecnico, ad esempio, chi non si fa troppi problemi a smontare i vari componenti o a cercare su internet soluzioni esistenti senza dover ricorrere a qualcuno che fornisca assistenza tecnica.

C’è inoltre da tenere in considerazione che i tempi di stampa non rendono ancora adatte queste stampanti alla produzione in massa, quindi mi viene difficile che qualcuno riesca a vendere soldatini/terreni stampati in 3D. A dire il vero, c’è un KS della 4Ground i cui vari pezzi sono stati stampati in 3D, ma mi sembra più per disperazione che per altro, però.

Poi come ti dicevo prima, le stampanti più comuni (FDM) non offrono un tipo di qualità paragonabile ad un modello fatto con sprue in plastica o stampati in metallo/resina.

 

B: Ed in futuro?

S: È molto probabile che nei prossimi anni le stampanti 3D inizino ad avere dei rapporti costo/qualità molto migliori fino al punto da diventare molto più diffuse. A quel punto mi aspetto che sempre più produttori inizino a convertire il loro business offrendo modelli 3D scaricabili a pagamento (risparmiando quindi sulla produzione, spedizione e logistica) oltre ad offrire i modelli fatti e finiti.

Al momento vedo una certa distinzione: ci sono i produttori “tradizionali” (GW e Warlord games giusto per citarne un paio) e ci sono aziende nuove (come printable scenery o fat dragon games) che si occupano solo di modelli 3D scaricabili. Proprio di recente, abbiamo visto alcuni attori del mercato (come avatars of war) che stanno iniziando a guardare alle nuove tecnologie.

 

B: Suggeriresti ad un appassionato di wargames/modellismo di acquistare una stampante?

S: Dipende cosa intende farci. Tanto per dirne una, secondo me non vale la pena di comprarne una giusto per farci un paio di scenici da mettere su un tavolo e basta.

Magari ne vale la pena se si vogliono stampare elementi scenici che uno progetta da sé o se si vogliono stampare un certo numero di elementi molto specifici. Tanto per fare un esempio, le navi in scala 28mm (quelle esistenti già fatte costano una fortuna) o qualcosa di molto esteso come un dungeon.

Comunque oltre il costo iniziale c’è anche da tenere in considerazione la manutenzione (pezzi che si rompono), l’acquisto della resina/filamenti (e quindi prezzo per modello stampato) e la fatica necessaria a diagnosticare i problemi (che è piuttosto rilevante dato che il supporto ufficiale è, in genere, nullo o quasi). Poi in alcuni casi, dato che il software fornito con la stampante può non essere il massimo, è raccomandabile comprare anche un software (slicer) per convertire i modelli 3D in un formato che la stampante può processare come ad esempio Simplify3D.

 

B: Puoi darci un’idea del costo di una stampante decente? In giro si vedono prodotti a prezzi molto diversi, perché?

S: In genere il diverso costo dipende dalla tecnologia usata e dal tipo di supporto che il produttore offre. Un po’ tutti i produttori le fanno in modo semi artigianale, quelli cinesi le vendono a prezzi inferiori ma offrono poco garanzie, quegli europei hanno dei prezzi più alti ma offrono un’assistenza migliore. Diciamo che un modello base di stampante a filamento un po’ affidabile costa al momento attorno a 500 euro o giù di lì.

 

B: Invece dove è possibile trovare dei modelli 3D stampabili? Ci sono dei siti appositi?

S: Sì, oltre a quelli che nominavo sopra ci sono anche siti più generici come Thingiverse o MyMiniFactory. Entrambi offrono un mix di modelli gratis o a pagamento (ad esempio alcuni dei miei modelli sono in vendita su MyMiniFactory!), ovviamente non solo in ambito dei wargames. Non è tutto oro quello che luccica però: molti dei modelli gratis sono quasi impossibili da stampare! Non è detto che un modello che sembra fatto bene in foto sia poi stampabile in modo decente e,  quindi, bisogna fare attenzione che siano presenti foto dei modelli stampati invece che semplici render.

 

B: Quanto costa (in materiale) e quanto tempo ci vuole per stampare qualcosa?

Ecco un esempio delle creazioni di Saint con la sua stampante 3D

S: Dipende dalle varie impostazioni e da cosa si stampa. Se date un’occhiata ai pezzi in foto qui accanto, ci ho messo un mese (stampo principalmente 4-5 ore la sera e un po’ di più nei weekend) e più o meno 20/30 euro di materiale, in questo caso filamento PLA.

 

B: Parlando di realizzazione dei modelli 3D perchè hai iniziato a realizzare i tuoi modelli?

S: Il tutto è nato anni fa, quando giocavo a Mage Knight Dungeons. Come dungeon si usavano una serie di tessere in cartoncino (o un poster come si vede in un immagine sotto) e nel corso degli anni ho cercato di realizzare quelle tessere in 3D usando diverse soluzioni.

Come primissima alternativa mi ero buttato sul polistorolo: le varie mura e porte erano realizzate tagliando il polistirolo con il seghetto a caldo GW (chi se lo ricorda?).

Ovviamente il risultato finale era abbastanza orrendo (nota: c’è gente che ci fa roba spettacolare con quella tecnica, ma io non sono proprio in grado) e, conseguentemente, sono passato ad usare i blocchetti di Hirst Arts. Un po’ meglio di prima, ma spendevo un sacco di tempo a stampare I pezzettini e la possibilità di fare errori (pezzi più alti o più bassi) era davvero troppo alta.

Progetto di dungeon realizzato da Saint con i mold della Hirst Arts

Col passare del tempo avevo provato anche a fare stampi miei di varie parti già assemblate, l’idea era di ridurre il numero di stampe necessarie. Il processo non era però perfetto ed era difficile fare mura sufficientemente dritte. Allo stesso tempo ero passato ai blocchetti “rovinati” che davano uno stile molto interessante.

Ultimo step evolutivo prima dell’illuminazione e della “conversione” alla stampa 3D

Un giorno poi ho deciso di provare qualcosa di alternativo dato che i blocchi esistenti mi limitavano un po’ nel formato (esistono con certe dimensioni particolari. Guarda caso in pollici), quindi iniziai a fare alcune prove disegnando i vari componenti in autonomia. L’idea sarebbe stata di farmi stampare i master da qualcuno e poi farci degli stampi.

A questo punto, però, avevo intuito le potenzialità della stampa 3D, quindi decisi di lasciare stare quell’idea e di lanciarmi a capofitto stampando tutto per i fatti miei.

E dopo diverse modifiche dei modelli sono arrivato a fare questo:

Il dungeon di Saint of Killers “sfornato” dalla sua stampante 3D in tutta la sua gloria

Nel frattempo, mi sono anche spostato dal formato delle tessere di Mage Knight Dungeons rso quello di Zombicide.

Tralaltro, non tutti sanno che ad un certo punto ho anche progettato un paio di cose per essere tagliate con il laser.

Il tentativo di lanciarsi sul taglio con il laser, poi abbandonato

Ho però abbandonato l’idea quando ho visto che non potevo realizzare questa roba in autonomia e non era economicamente possibile farmele produrre da altri.

 

B: Notevole anche quest’ultimo progetto! Che software usi e come funziona il processo dal concetto iniziale fino ad avere un qualcosa di stampabile?

S: Disegno tutto con Sketchup (la versione gratis), in genere parto dal fare dei blocchi segnandomi dove devono finire i connettori per agganciare gli elementi. A questo punto provo diverse combinazioni copiando ed incollando i blocchi nel progetto, facendo attenzione che tutto sia collegabile correttamente.

Una volta che sono soddisfatto dell’idea generale, inizio a dettagliare un blocco  e lo stampo.

A questo punto rivedo (se necessario) il progetto del singolo blocco fino a quando è stampabile in modo decente (ad esempio ruotandolo sul piano di stampa, aggiungendo supporti extra ecc.) . Una volta soddisfatto passo al blocco successivo e così via.

Mentre progetto qualcosa devo anche pensare anche a come verrà stampato, quindi in genere cerco di dividere i pezzi più grandi ed orientare i componenti in modo che abbiano senso (ad esempio evitare “ponti” senza supporti o pareti troppo sottili.

 

B: Qual è il prossimo progetto che hai in mente?

S.: Oltre ad aggiungere più tessere al dungeon esistente, sto cercando di espanderlo anche in verticale in modo da usarlo come città in rovina… però sto ancora progettando i vari componenti dato che in pratica sto raddoppiando il numero di pezzi del progetto.

 

B: Hai in mente qualche acquisto ulteriore per potenziare la tua “dotazione tecnologica”?

S.: Ho una mezza idea di prendere una stampante SLA ma sono un po’ restio all’idea (visto quello che dicevo sopra). Poi nel mio caso c’è anche un problema di spazio dato che gli appartamenti a Londra sono minuscoli (ed il mio è già pieno zeppo di soldatini).

 

B: Grazie tante ancora una volta per il tempo che ci hai concesso (e che hai dovuto distogliere dalle tue molteplici attività, ludiche e non) e vi diamo appuntamento nuovamente sul profilo Twitter di Saint e sul nostro topic dedicato per le ultime novità creative del nostro.

Rumours Age of Sigmar: Guerrieri del Caos (Slaves to darkness e Darkoaths)

Dopo la recentissima uscita (ancora in corso) dei Gloomspite Gitz (una nuova fazione della grande alleanza “Distruzione” che include i vecchi goblin delle tenebre, i loro cugini delle foreste e i troll), il prossimo battletome in uscita dovrebbe essere quello degli Slaves to darkness (schiavi dell’oscurità) che includerà anche la nuova fazione di predoni in stile barbaro, i cosiddetti Darkoaths (giuramenti oscuri), di cui abbiamo avuto già anticipazione grazie alla Warqueen messa in vendita in occasione di Malign portents.

L’uscita dovrebbe avvenire per febbraio/marzo e sono previsti nuovi modelli. Tra questi, un nuovo carro e una unità di predone barbare (in stile banda di Nightvault) che non dovrebbero essere molto dissimili da quelle presentate in occasione dell’evento Blood and glory alcuni mesi fa.

Vi ricordo l’argomento dedicato sul nostro forum con aggiornamenti a cadenza irregolare.

 

 

 

Parla con me: il vate dei Kickstarter

Iniziamo con oggi una nuova rubrica, dedicata ad una serie di approfondimenti sui vari aspetti del nostro hobby che, citando un noto programma televisivo, abbiamo deciso di intitolare: “Parla con me”.

Affronteremo diversi argomenti, sfruttando l’esperienza diretta degli utenti del nostro forum in modo da potervi offrire un punto di vista concreto sul tema in esame.

Cominciamo con l’altro moderatore del forum, il nostro omino verde Saint of Killers, al secolo Daniele.

Saint è un incallito wargamer e una fonte inesauribile di informazioni per noi utenti di wargamesforum.it. Le leggende del dark web narrano che, se Saint non conosce un determinato gioco, probabilmente è perché quel gioco non esiste. E se non esiste, è perché lui non ne ha finanziato il progetto su Kickstarter…

Sì, perché oltre a essere un incallito wargamer, Saint è anche un inarrestabile finanziatore di progetti sulle piattaforme di crowdfunding!!!

Ancora sul dark web circolano voci secondo le quali Saint non avrebbe più posto in casa per via del continuo afflusso di scatoloni di giochi di miniature che ormai escono da ogni armadio, sono stipate sopra e sotto i tavoli, addirittura sopra e sotto il letto al punto che, sempre stando a certe sedicenti dicerie, il nostro eroe è stato costretto a destinare ad altro uso il suo sgabuzzino… Se non ci credete, guardate più in basso!

Ma ora stiamo divagando. E torniamo in argomento. Visto che ci accompagnerà per ben due interviste, facciamo conoscenza con il nostro eroe di giornata.

Il nostro eroe: Saint of killers

Baldovino: buongiorno Saint e grazie per il tempo che ci concedi con questa intervista. Innanzi tutto, perché hai scelto come nick “Saint of Killers”?

Preacher Special #4: Saint of Killers

Saint of Killers: Si tratta di un personaggio del fumetto Preacher (In italiano l’hanno tradotto come Santo degli Assassini). Oltre ad essere un fan del fumetto (e del suo autore in genere Garth Ennis) mi piaceva l’accostamento blasfemo di un santo/assassino. 

B.: Tu sei originario di Torino, ma da diversi anni vivi a Londra. Ora, la mia impressione sulla vita del wargamer a Torino è stata decisamente positiva e mi sembra che ci siano gruppi di gioco particolarmente attivi (e immagino tu venga da uno di quelli). Come è la realtà di Londra rispetto a quella di origine? Quali sono le differenze più significative?

S.: Sarà difficile da crederci, ma c’è piu’ gente che a Torino [ndr: quanto è spiritoso il nostro Saint]! Il che vuol dire che è molto più facile trovare giocatori anche per giochi minori che magari non erano molto seguiti a Torino. Comunque la distribuzione dei giochi mi sembra tutto sommato la stessa: ci sono in ogni caso moltissime persone che giocano a giochi GW (con il 40K in testa) ed una percentuale tutto sommato minore che gioca ad altro.

C’è da aggiungere che negli ultimi due-tre anni ho avuto la sensazione che i giochi da tavolo in genere siano diventati “fighi” e sono nati parecchi negozi che sono un po’ una via di mezzo tra associazioni di gioco, pub e negozi veri e propri. Ad esempio una delle associazioni con cui gioco non ha locali propri (da notare che gli affitti a Londra sono fuori controllo) ma ci troviamo due giorni a settimana in un pub/associazione che ci riserva una sala. Darksphere che aveva un locale minuscolo letteralmente sotto un ponte della ferrovia ha aperto da pochi mesi un mega negozio con parecchi tavoli da gioco vicino a un centro commerciale; Magic Madhouse ha un locale che è una via di mezzo tra pub e negozio, situato non lontano da dove abito ed aperto da pranzo fino a mezzanotte quasi tutti i giorni.

B.:Da quanto tempo sei un appassionato di wargames? Come sei entrato in questo mondo e con quale gioco?

S.: Direi da almeno una ventina d’anni, credo che il primo gioco di miniature a cui ho mai giocato fosse “Warzone” all’epoca edito da Target Games. Avevo scoperto il gioco tramite quella linea di fascicoli “collezionare e dipingere miniature” e da allora non ho più abbandonato questo tipo di giochi.

Da notare che parliamo dell’era pre-internet quindi all’epoca era davvero difficile scoprire questo genere di giochi per chi, come me, viveva in un paese di piccole dimensioni senza negozi specialistici.

B.: Hai un’ambientazione preferita?

S.: Direi fantasy (alla tolkien) ma non mi dispiace l’hard sci-fi/cyberpunk.

B.: Cosa ti attira in un gioco? E qual è l’importanza che attribuisci al “lore”?

S.: In genere mi attirano molto: i modelli (qualità ma anche la possibilità di usarli eventualmente con altri giochi), le meccaniche di gioco (es. Non sempre le solite cose scopiazzate da WH), la componentistica e la possibilità di trovare giocatori.

Come dico sempre “Per me il background nei wargames e’ un po’ come la trama dei porno. Se c’è ed è fatta come si deve meglio, ma altrimenti chissenefrega” [ovviamente sta parlando della trama dei porno e non del BG dei giochi – ndr].

Ho sempre avuto la sensazione che sia molto difficile coniugare una trama decente ad un wargame dato che la funzione della trama finisce per essere quasi sempre e solo una scusa per giustificare una guerra totale e continua… quindi non è che gli autori possono farci molto tranne forse scimmiottare il Paradiso Perduto di Milton e varia roba di Michael Moorcock sperando che i giocatori non se ne accorgano  (ehm…) [ah! Allora parlava dei giochi – ndr]

B.:Qual è il tuo gioco preferito?

S.: È difficile indicarne uno solo: ti direi Runewars (una ventata di originalità, ma una battaglia persa in partenza), Star Wars Legion (ottimi modelli e sono un fan delle regole distribuite gratuitamente ed in perenne evoluzione, quindi niente librettini/espansioni/faq che riscrivono le regole) ed anche A Song Of Ice and Fire (anche se è molto limitato dalla distribuzione a singhiozzo in UK/Europa).

 B.: E quello che proprio non sopporti?

S.: I vari cloni di wh40K che non aggiungono niente di nuovo rispetto quello che giocavamo venti anni fa. Sono stato anche deluso molto da Gates Of Antares (sia per i modelli che per le regole): è stata un’occasione persa! Posso capire che fare concorrenza a GW sia difficile, ma la poca cura nel design delle regole (a livello che mi chiedo persino se le abbiano provate) ed i modelli che non fanno proprio gridare al miracolo, rendono davvero difficile apprezzare il gioco.

B.: Ogni tanto, ti capita anche di dipingere qualche miniatura o giochi soltanto? Qual è l’ultima unità che hai dipinto?

S.: Che domanda maliziosa! È abbastanza noto che non mi piace proprio dipingere i modelli e soprattutto non sono quasi mai soddisfatto del risultato finale rispetto al tempo che ci ho messo a dipingerli. L’altro problema è che giocando a tanti giochi, è impossibile o quasi avere tempo per dipingere il tutto. Quindi nella maggior parte dei casi mi limito a dare il fondo.

Comunque, questa è l’ultima unità che ho dipinto, almeno un anno fa o giù di li [molto giù di lì… e solo perché si trattava di scheletri (l’altra malcelata passione del nostro eroe) – ndr]:

L’ultima unità dipinta da Saint, più o meno un anno fa: la banda di scheletri per Shadespire.

Kickstarter: che passione!

B.: Dopo questa necessaria introduzione, passiamo adesso all’argomento del giorno vero e proprio. Sei noto per essere uno dei più importanti finanziatori viventi di giochi su Kickstarter , e quindi vorremmo approfittare della tua sconfinata saggezza [ndr: sul nostro forum, Saint è noto anche come vate del Kickstarter e oracolo del crowdfunding] per capire un po’ meglio come funziona il dorato mondo del crowdfunding che, come abbiamo indicato nell’articolo con cui abbiamo rilanciato il blog, rappresenta una delle più importanti innovazioni degli ultimi anni per i wargame. Non dando nulla per scontato, partiamo dalle basi. Cosa e’ Kickstarter (KS)?

S.: Si tratta di una piattaforma di crowdfunding che permette ad aziende dei settori più svariati di trovare soldi da investire in nuovi progetti facendosi così finanziare dai loro stessi clienti.

Le aziende hanno il beneficio di avere soldi senza dover ricorrere a finanziamenti classici (ovvero prestiti e mutui) mentre i backers (i finanziatori, chi supporta il progetto) hanno il vantaggio di partecipare, delle volte in modo minimo, fornendo opinioni sul progetto e soprattutto avendo qualcosa di extra in cambio.

Gli altri componenti della banda dipinti da Saint.

I progetti hanno una data di inizio e di fine raccolta fondi, generalmente un mese, e definiscono diversi pledge level (livelli di contribuzione) che corrispondono al tipo di prodotto che il backer riceverà in cambio ad una certa data di consegna stimata.

Chi gestisce il progetto definisce anche stretch goal ovvero obiettivi monetari oltre la soglia minima che corrispondono a benefici aggiuntivi per i backers.

I sostenitori possono cancellare la loro offerta in qualunque momento purché entro la fine della raccolta fondi. L’addebito viene comunque effettuato solo alla fine della campagna, qualora il progetto venga finanziato con successo (vale a dire che almeno l’obiettivo minimo è stato raggiunto).

In genere i backer possono comunque contribuire al progetto dopo la fine della raccolta fondi ma questa operazione avviene al di fuori del kickstarter ed è comunque sconsigliata dato che i fondi ricevuti in questo modo non contribuiscono necessariamente a raggiungere nuovi stretch goal e non sempre permettono al finanziatore di accedere ai benefici aggiuntivi.

B.: Ci sono dei rischi?

S.: Certo, la piattaforma di kickstarter fornisce solo l’infrastruttura, si accerta che i progetti siano legali (ad esempio non violino copyright) ma non fornisce nessuna garanzia che il creatore del progetto consegni quanto promesso. Quindi se il creatore scappa con i soldi non c’è molto da fare. E la cosa è già successa.

B.: Come sei caduto nel tunnel?

S.: Il primo Zombicide nel lontano Settembre 2012. Mi piaceva molto il concetto del gioco. All’epoca abitavo ancora in Italia e, visto che, per tempi e costi, sarebbe stato problematico comprare il gioco una volta nei negozi, mi sono lanciato sul progetto.

Come promesso: una visione parziale di come Kickstarter stia progressivamente occupando “casa Saint”

B.: Da quella prima volta, quanti ne hai finanziati?

S.: Ho appena controllato. Ne ho finanziati ben 66 al momento! Alcuni con una manciata di soldi, altri con centinaia di dollari. C’e’ anche da dire che da un paio di anni compro più giochi su KS che non nei negozi.

B.: E nell’ultimo anno, quante volte ti sei lasciato indurre in tentazione?

S.: Nell’ultimo anno una decina.

B.: Qual è stato il migliore?

S.: Al momento direi Massive Darkness: ottimi modelli per essere in PVC ed essendo fantasy classici li ho già usati in diversi altri giochi. Il rapporto prezzo/roba ricevuta è stato fenomenale, come in genere capita con i giochi CMON.

B.: Qual è stato il peggiore?

S.: Beh, quelli in cui sono stato fregato e non riceverò mai niente. Per fortuna, però, non ci avevo neanche investito molti soldi.

Questo della Manor House è stata una delusione, credevo fosse tranquillo ed invece ne sono successe di tutti i colori: tra l’aver fatto realizzare il materiale da altri e vari problemi di salute di chi ha creato il progetto, è stato una tragedia.

Questi altri due (uno, e l’altro)  si sono rivelati vere e proprio truffe, dove chi faceva il progetto ha, di fatto, utilizzato i soldi raccolti per altro. Ed è abbastanza comune! È noto, infatti, che diverse aziende hanno usato KS per pagarsi i debiti, anziché portare avanti il progetto per cui avevano ricevuto il finanziamento.

B.: Invece qual è stato quello che hai ricevuto, ma ti ha deluso (almeno parzialmente)?

S.: Quelli della Mantic games. La qualità del materiale è sempre stata sotto le mie aspettative ed inoltre hanno sempre fatto preordini (ad un prezzo comparabile al KS) poco prima di vendere il materiale sul loro sito… quindi non capisco molto che senso abbia partecipare a questi progetti.

B.: Al momento quale ti sta facendo temere per il peggio?

S.: Questo Human Interface: dovremmo essere in dirittura d’arrivo ma mi è chiaro che il progetto non è mai stato sotto controllo.

Inoltre sono quasi sicuro che quello di Confrontation finirà malissimo… ma me lo aspettavo e non ci ho partecipato. (AH!)

B.: Nell’ultimo anno o giù di lì, quale progetto credevi avrebbe avuto un successone ed invece è finito peggio di quanto ti aspettavi?

Questo di darkhold mi ha spezzato il cuore! Mi sembrava eccellente eppure non riuscivano a prendere velocità e l’hanno cancellato.

Per questi due (A song of ice and fire, e forgotten world) mi sarei aspettato un successo molto maggiore ed invece! Pare che con ASOIAF Cmon sia finita nei guai, perché anche loro si aspettavano di più [ndr: per forgotten world, invece, potete vedere direttamente l’opinione della Fireforge nella seconda parte della nostra intervista con l’azienda avellinese].

B.: Secondo te quali sono le caratteristiche più sospette di un Kickstarter? Da cosa bisogna stare alla larga?

S.: Progetti che

  • Sembrano troppo belli per essere veri con stretch goals esagerati.
  • Mostrano solo stampe in 3D o addirittura render e non prototipi. Tra il disegnare qualcosa in 3D e stamparlo in serie c’è una bella differenza [ndr: presto pubblicheremo qualcosa in merito], vedi quello di 4Ground (da cui sono stato alla larga).
  • Hanno a che fare con videogiochi o software in genere. Sembrano sicuri, ma stimare un pezzo di software è davvero difficile e chi lo sa fare non ricorre in genere al KS.
  • Sono gestiti da qualcuno che è al primissimo progetto e non ha nessuna esperienza nel settore. Soprattutto se il progetto è particolarmente ambizioso!

B.: Grazie tante Saint e a presto per un secondo approfondimento!

Intervista con Fireforge (3/3)

Continuiamo la nostra intervista con Francesco della Fireforge.

In questa terza e ultima parte ci occuperemo del primo gioco prodotto dalla ditta italiana: il wargame storico Deus Vult e il suo “spin-off”, Burn&Loot.

Ne approfitteremo per chiacchierare con Francesco anche del mercato dei wargame in Italia e all’estero e avremo qualche piccola anticipazione su progetti futuri.

Nella foto in evidenza avete modo di vedere la copertina del regolamento di Deus Vult che offre un’idea della qualità degli artwork utilizzati per le confezioni dei prodotti Fireforge della gamma.

 

 

 

DEUS VULT

B.: Veniamo ora al primo gioco che avete rilasciato: Deus Vult. Sin dall’inizio, vi siete proposti come ditta di miniature storiche, in particolari medievali e, ancor più in particolare, a tema “Crociate” (queste in senso ampio del termine, vale a dire non solo quelle in Terra Santa, ad esempio, ma anche le Crociate del Nord). Il regolamento che ne è seguito, Deus Vult (DV), è stato scritto da Alessio Cavatore. Io non nascondo di avere una particolare predilezione per questo gioco e per la gamma di miniature che lo accompagna. D’altronde, uno che ha come nick sul forum ‘Baldovino I’ e come immagine Avatar aveva  lo stemma araldico del regno di Gerusalemme, cosa altro potrebbe dire? Quindi, mi perdonerete se mi dilungo un po’ su questo sistema.

Cavalieri dell’Ordine Teutonico. Uno dei primi kit in plastica della Fireforge

Come nasce la decisione di prendere le Crociate come periodo di riferimento? Siete tutti appassionati del periodo in azienda? Come e quando nasce questo interesse?

F.: Sono sempre mancate buone miniature versatili per il periodo delle crociate, inoltre storicamente è un periodo che andrebbe maggiormente studiato e approfondito visto che risulta essere oggi molto attuale in considerazione del confronto tra oriente e occidente.

B.: Non potrei essere più d’accordo. Da profondo studioso del periodo, ritengo un vero peccato che un’epoca che ha lasciato un’impronta così importante nella storia europea, venga trattata in modo così superficiale. Soprattutto in Italia, mi vien da dire, tenuto conto che la letteratura più interessante sull’argomento viene dalla Francia, dal Regno Unito e dalla Germania. Peraltro, questa ignoranza poi emerge anche in maniera a tratti sgradevole. Mi riferisco alla storia di quel politico che ha utilizzato alcuni vostri artwork come sfondo ad alcuni suoi manifesti con forti posizioni islamofobiche. Come è andata quella vicenda?

Foot knights XI-XIII sec. – artwork

F.: Diciamo che per il momento è una vicenda chiusa. La nostra azienda (come tutte del resto) non ha una posizione politica, il nostro intento è produrre e commerciare, con noi lavorano persone dalle più diverse idee politiche e non ci sono mai stati problemi nella condivisione dell’ambiente di lavoro, rimanendo sempre in un ambito di rispetto reciproco. Purtroppo tutto il nostro materiale artistico storico è stato oggetto di furti per propagandare messaggi politici e questo non fa piacere perché dimostra maggiormente che manca il rispetto della proprietà intellettuale finanche nei più alti livelli amministrativi. Naturalmente la nostra azienda non ha mai chiesto diritti d’immagine ai numerosi singoli che hanno usato (e continuano a usare) i nostri artwork per se stessi (come ad esempio firme, meme e chi più ne ha più ne metta).

B.: Torniamo a cose più piacevoli. Alessio Cavatore si è occupato delle regole di Deus Vult. Per quanto riguarda la ricerca sull’ambientazione, ve ne siete occupati voi stessi?

F.: Veramente noi e Cavatore ci siamo occupati delle regole in parti uguali, mentre per la ricerca storica è tutta opera nostra.

B.: Complimenti doppi allora. È un regolamento che mi piace moltissimo, con alcune chicche vere e proprie (tipo la fase di “esplorazione” pre-partita o i tratti dei comandanti). Complesso, ma davvero intrigante. Quanto tempo ha richiesto lo sviluppo del progetto Deus Vult?

F.: Ha richiesto circa un anno di lavoro solo per le regole.

Army list per Novgorod

B.: Gli artwork delle scatole delle vostre miniature sono bellissimi. Chi sono gli artisti? Come si sviluppa il processo creativo? Voi indicate delle linee generali e poi l’artista ha carta bianca oppure è tutto più strutturato?

F.: Abbiamo lavorato con un buon numero di artisti, alcuni sono una garanzia di qualità nel mondo dei wargame, altri li abbiamo resi famosi (qualcuno avrà notato la somiglianza di stile tra i nostri artwork e quelli realizzati per la serie di Rome Total War) altri ancora sono recenti scoperte. L’artwork prende ispirazione dai modelli che avranno bisogno di quella scatola. Ogni artista riceve delle linee guida tecniche e artistiche da rispettare, poi su quelle vengono realizzati dei bozzetti, si sceglie il tipo di scena preferito e infine l’opera d’arte viene definita, rifinita e colorata. Siamo sempre alla ricerca di artisti ed è per noi abbastanza triste aver constatato che dobbiamo sempre rivolgerci all’estero per cercarne di nuovi data la scarsa preparazione di quelli italiani nella maggior parte dei casi.

B.: Più di recente, abbiamo avuto una versione più “snella”: Burn & Loot. Come definireste Burn & Loot? Si tratta di un’espansione di DV o è un sistema a sé stante?

F.: E’ un sistema a sé stante che può essere visto come un’introduzione a DV stesso.

B.: Quali sono le caratteristiche principali di B&L in rapporto a DV?

F.: Prima di tutto che è un gioco skirmish. Questo ha permesso di creare un gioco che potesse funzionare su tavoli ricchi di elementi scenici di ogni tipo. E poi sicuramente la semplicità di gioco per poter effettuare partite anche con tanti modelli ma in un tempo molto ridotto rispetto a DV.

B.: È un po’ di tempo che DV sembra “congelato”. È perché lo ritenete un sistema ormai definito oppure avete altri progetti di espansione?

F.: DV richiede molto tempo per la realizzazione delle army list o di progetti collegati, per questo gli aggiornamenti arrivano con estrema lentezza.

B.: L’eventuale successo di Forgotten World potrebbe determinare un ri-orientamento in quella direzione anche delle regole DV oppure continuerete ad esplorare l’epoca arricchendo ulteriormente l’offerta di miniature?

F.: Questo è qualcosa che studieremo più avanti.

Burn & Loot: è un regolamento di schermaglie anche per introdurre i giocatori al “mondo” di Deus Vult

B.: Perché i regolamenti DV e B&L non sono disponibili in italiano? Magari in pdf scaricabile a pagamento?

F.: Il mercato italiano è pesantemente affossato dalla pirateria. Realizzare un pdf scaricabile anche se ad un prezzo ridotto, vorrebbe dire diffondere praticamente gratis un gioco che alla nostra compagnia è costato tempo e denaro produrlo. Non possiamo permettercelo.

B.: Pensate in futuro di esplorare qualche altro periodo storico?

Certo che si, siamo italiani, quindi produrremo miniature che hanno a che fare con la nostra storia nei più diversi periodi storici. Abbiamo già progetti in mente.

B.: Non vediamo l’ora! In effetti, come si individua la “prossima” uscita in una gamma storica? Qual è il processo?

F.: Dipende da molti fattori, alcuni interni come le strategie di mercato da adottare, altri esterni (eventi, uscite della concorrenza eccetera)

Fanteria sudanese in resina per le armate dell’Islam

B.: Per quanto riguarda la “scultura” delle vostre miniature, utilizzate tecniche tradizionali o software di modellazione e scultura? O entrambi?

F.: Per anni abbiamo utilizzato tecniche tradizionali. Oggi lavoriamo unicamente in digitale.

B.: Dove avviene la stampa delle miniature?

F.: La produzione in plastica e le confezioni sono realizzate in UK, spedite nei nostri magazzini in US e Italia e da lì assemblata e mandata nei negozi di tutto il mondo. La produzione in resina è realizzata unicamente in Italia. La tecnologia usata per entrambe le produzioni è italiana.

 

IL MERCATO DEI WARGAME

B.: Eccoci giunti all’ultima parte di questa intervista. Uno degli argomenti che riemergono ciclicamente nelle nostre discussioni sul forum riguarda l’evoluzione del mercato dei wargame. Chiaramente le nostre sono esclusivamente speculazioni basate sulle nostre esperienze dirette sui tavoli da gioco. Vorremmo approfittare della vostra disponibilità per avere il punto di vista di uno degli operatori del settore e, probabilmente, al momento uno dei più importanti sul mercato italiano.

Quando vi siete lanciati nell’avventura Fireforge, qual è stato il vostro mercato di riferimento? Avete osservato evoluzioni nel corso degli anni?

F.: Il mercato di riferimento per le miniature è quello anglosassone e non c’è motivo di pensare che la cosa cambierà nel breve termine.

B.: Parlando ora di mercato italiano, quali sono le principali differenze rispetto agli altri mercati? Quali sono, secondo voi, le prospettive del mercato italiano?

F.: Il mercato italiano delle miniature è molto povero rispetto a qualunque altro mercato e le cose non cambieranno finché non ci saranno diversi cambiamenti in vari ambiti, a partire soprattutto dal sistema paese.  

B.: Partecipate a molti eventi (fiere/esposizioni) di settore? In Italia? All’estero? E quali sono le vostre preferite e perché?

F.: Partecipiamo per lo più ad eventi all’estero. Visto che la maggior parte del mercato è altrove non ha senso dal punto di vista commerciale essere presenti alle fiere italiane, che comunque costano dal doppio a cinque volte in più di una qualunque fiera all’estero offrendo praticamente zero servizi per chi lavora in fiera e per chi partecipa da visitatore. L’unica fiera che somiglia a quelle a cui partecipiamo all’estero è Modena Play, una bella manifestazione a cui vorremmo essere più spesso presenti, ma purtroppo è difficile partecipare ad una particolare fiera soprattutto (come nel caso del Modena Play) quando la data di una manifestazione coincide o quasi con quella di un’altra che ha una maggiore esposizione mediatica e importanza.

Lo stand Fireforge in preparazione per Salute 2015

B.: Se proprio foste costretti a scegliere unicamente due fiere a cui partecipare, una (e una sola) nell’isola di Albione e un’altra sul continente, quali scegliereste?

F.: Non scherziamo, abbiamo già scelto e saremo in quel di Londra quest’anno.

B.: Quindi, quale saranno i prossimi eventi a cui parteciperete?

F.: Saremo presenti a Salute 2019 e probabilmente, per la prima volta, al mondiale NAF di Blood Bowl che si terrà in Austria a ottobre 2019 e dove speriamo di avere una nuova squadra pronta per l’evento.

B.: Se ho capito bene, il vostro mercato di riferimento rimane quello britannico, non solo per quello che riguarda le vendite, ma anche per (almeno in parte) la produzione delle vostre miniature. Come sareste impattati da un’eventuale hard Brexit?

F.: Per tutte le aziende che producono miniature da wargame il mercato di riferimento è quello inglese. Hard Brexit preoccupa tutti nell’industria dei wargame unicamente per la perdita di potere d’acquisto da parte dei consumatori inglesi, a tutto il resto bene o male ci sono soluzioni.

B.: Qual è il vostro cliente tipo? Pensate si tratti di qualcuno interessato a giocare ad un nuovo gioco oppure qualcuno che vuole modelli nuovi per giocare ad altri giochi esistenti?

F.: Non abbiamo un cliente tipo, abbiamo dal collezionista, al giocatore, all’hobbista occasionale. Le miniature che produciamo riescono a soddisfare diversi bisogni e ne siamo molto soddisfatti.

B.: Il fantasy di un certo tipo piace solo ai giocatori/collezionisti più anziani mentre i giovani sono interessati ad un altro stile?

F.: E’ semplicemente una questione di gusti personali. Il “bello” è “bello” diciamo noi. Può non piacerti lo stile di una miniatura, ma anche se non ti piace sai bene che puoi dire che si tratta o no di una “bella” miniatura. Sono un appassionato collezionista di elfi per esempio, i nuovi modelli degli elfi di Age of Sigmar non mi piacciono per nulla, ma non mi sognerei mai di definirli in modo diverso da “belli” per quanto riguarda l’aspetto, il dettaglio, le forme, sono assolutamente innovativi sotto una miriade di punti di vista.

CONCLUSIONE

B.: Un’ultima domanda. Potete rivelarci qualche cosina in anteprima?

F.: In questo momento le nostre attenzioni sono su un nuovo range per il wargame storico, una serie per gli spagnoli feudali che speriamo di rivelare durante il 2019.

B.: Prima di congedarci, innanzitutto vorrei ringraziarvi per la vostra disponibilità. Credo di poter dire che sia una qualità estremamente apprezzata. Molti commentatori durante il KS la hanno messa in evidenza e noi non manchiamo di sperimentarla continuamente e approfittarne nel corso delle nostre discussioni sul forum a proposito dei vostri giochi.

Per finire, approfittando delle imminenti feste di fine d’anno, colgo questa opportunità per farvi i nostri migliori auguri anche e soprattutto per un 2019 pieno di soddisfazioni e successi. Saremmo noi i primi a beneficiarne. Per quanto mi riguarda, io mi auguro che la mia famiglia abbia letto per bene la mia letterina a Babbo Natale e che sotto l’albero io trovi una bella scatola di soldatini con la scritta sopra: “Deus Vult!”

F.: Grazie a voi e buone feste a tutti dal nostro team.

Intervista con Fireforge (2/3)

Continuiamo la nostra intervista con Francesco della Fireforge.

Oggi ci occuperemo del prossimo gioco fantasy: Forgotten World, della sua bellissima gamma di miniature e della campagna di crowdfunding con cui questo progetto è stato finanziato.

Nella foto in evidenza avete modo di vedere uno degli artwork presentati in occasione del lancio del progetto. Sulla pagina facebook e sul sito di Fireforge troverete altre immagini che mostrano le potenzialità dell’immaginario a sostegno di questo nuovo universo fantasy.

FORGOTTEN WORLD

B.: Prima di ritornare allo storico, quindi, parliamo un po’ del vostro ultimo progetto. Come nasce l’idea di Forgotten World?

F.: Da un’occasione, un giorno tra i tanti portfolio di artisti che ci venivano inviati, la nostra attenzione cadde su una serie di miniature ispirate ad una famosa saga fantasy. Erano di una notevole qualità che immediatamente ci ha fatto pensare “questi sono i modelli che vorremmo per il nostro fantasy”

B.: Puoi descriverci brevemente questo Mondo Dimenticato? Qual è l’ambiente nel quale si svolgeranno le battaglie che rappresenteremo sul tavolo?

F.: E’ un mondo fantasy non gotico, ma molto dark, caratterizzato da continue lotte per il potere e per la conquista delle risorse. Non c’è una fazione completamente buona, come non c’è una fazione completamente malvagia. E’ il nostro mondo in un futuro lontano, dove la tecnologia è scomparsa a causa di enormi cataclismi, dove l’umanità deve confrontarsi con un ambiente ostile e altre razze intenzionate a conquistare il dominio assoluto. Un mondo che nonostante la magia e le bestie feroci continua a combattere i problemi della nostra epoca come miseria, fame, xenofobia e molto altro ancora, diventati un’ancora che impedisce il riprendersi di uno sviluppo scientifico.

Fanteria Northmen

 

B.: Dalle foto che abbiamo visto e dall’altro materiale che avete pubblicato, le miniature sono veramente belle. In quanto a materiali utilizzati, che qualità dobbiamo attenderci? Per utilizzare un termine di paragone noto ai più, la plastica Fireforge come si porrà in relazione a quella GW? E che tipo di resina utilizzerete per gli eroi?

F.: La plastica Fireforge è esattamente la stessa usata da Games Workshop. La resina Fireforge è la stessa utilizzata per il Finecast GW. Il motivo per cui la nostra resina non presenta i difetti del Finecast sta in alcune nostre innovazioni.

B.: Quanto tempo ci vuole per disegnare un’unità di Forgotten World? Dalla concezione dei modelli fino alla definizione degli sprue?

F.: Il tempo varia a seconda del progetto ma siamo nell’ordine dei mesi.

B.: Finalmente avremo un prodotto fantasy con regole scritte in italiano e poi tradotte in altre lingue. Lo sapete che questo farà felice più di una persona? Ovviamente, però, per raggiungere una platea più ampia possibile (e abbiamo visto sul KS che la maggior parte dei vostri finanziatori vive fuori dal Belpaese) le regole devono essere tradotte in inglese. Quanto è dispendiosa in termini di risorse la traduzione di un lavoro del genere?

F.: Enormemente dispendiosa, dal punto di vista economico ci sarebbe convenuto pubblicare solo una versione inglese del manuale, ma questa volta volevamo tentare una strada diversa, sperando che non ci danneggi troppo economicamente.

B.: Quando parli di strada diversa, intendi dire che volete provare a “conquistare” la penisola?

F.: Mi sembra un termine inadatto, non abbiamo l’ambizione di conquistare mercati specifici, vogliamo però valutare l’impatto delle traduzioni sulla diffusione del gioco. Inoltre, visto che la traduzione sarà realizzata in più lingue, ci sembrava poco carino tradurre il regolamento in spagnolo, francese e cinese e non farlo in italiano.

B.: Quando possiamo attenderci il rilascio della versione completa delle regole per i finanziatori del KS?

Le beta saranno disponibili a breve, ci stiamo ancora lavorando.

B.: Qui sul nostro forum attendiamo da anni l’uscita di regole efficaci per rappresentare gli assedi. Per FW che tipo di meccaniche avete in mente? Sarà prevista la possibilità di acquistare macchine da assedio (attacco/difesa)? Le regole saranno più orientate verso il mass-battle (basette quadrate per ranghi e file) oppure sulle schermaglie (uso di basette tonde) o entrambi?

Living Dead

F.: Per l’assedio seguiremo la via tracciata dai nostri manuali nello storico che si sono dimostrati molto validi dal punto di vista della giocabilità.

B.: Debbo andare a rivedermi le regole specifiche allora! Produrrete anche macchinari d’assedio?

F.: Si, in plastica.

B.: Il progetto FW appare estremamente ambizioso (ci piace tanto anche per questo). Nelle discussioni sul nostro forum, molto spesso è emersa la constatazione che il momento attuale sembri privilegiare i board games piuttosto che i fantasy “mass battle“. È una valutazione che avete tenuto in considerazione al momento di lanciarvi nello sviluppo di FW?

F.: Sono due mercati completamente diversi, anche se condividono a volte gli stessi acquirenti. Chi in quel momento vuole un hobby wargame compra un hobby wargame chi vuole un gioco da tavolo compra un gioco da tavolo, non c’è concorrenza tra i due ambiti come non c’è concorrenza tra mercato dei videogames e mercato dei giochi da tavolo.

B.: È evidente che abbiate anche un piano di sviluppo pluriennale per questo progetto. Sul Kickstarter avete già mostrato tre razze/fazioni che usciranno in un prossimo futuro (nani, una nuova fazione umana ed elfi) e avete annunciato che queste saranno prodotte a prescindere dal fatto che venissero finanziate durante la campagna KS. Inoltre, tre fazioni (due umane) sono già disponibili (le due del KS solo in pre-ordine ovviamente) sul vostro sito. Con che periodicità pensate di proporre nuove uscite? Possiamo aspettarci ulteriori novità anche per le fazioni della scatola base?

Nani

F.: Ogni nuova uscita Fireforge viene rilasciata quando le precedenti hanno prodotto un guadagno tale da rendere sostenibile l’avvio di una nuova produzione. Ogni volta che un cliente compra Fireforge una parte del suo denaro contribuisce direttamente alle future uscite in quell’ambito. Quindi se ci saranno ottime vendite delle due attuali fazioni ne vedremo presto delle altre.

B.: Oltretutto, se non vado errato, durante il KS già avete indicato l’intenzione di tornare sulle prime razze per ampliarle una volta completato il giro con le unità base delle fazioni annunciate. Avete previsto razze particolari, mostri e altre creature, considerato che questi sono elementi di solito molto apprezzati dai giocatori fantasy? Ci sarà qualche “sorpresa” rispetto al fantasy classico?

F.: Dipende cosa uno intende per fantasy classico. Pensiamo ci sia un vuoto nel fantasy classico: tante razze, tanti tipi di mostri, non sono facilmente accessibili per wargame e giochi di ruolo. Noi vogliamo colmare questa lacuna naturalmente con la nostra idea di design più “realistico”.

B.: Quando si parla di wargame fantasy pensate che in Europa un po’ tutti siano ancora troppo attaccati al vecchio WHFB (sia come stile dei modelli sia come stile delle regole) e che sia difficile per altre aziende/autori entrare nel mercato?

F.: No affatto, anzi non è mai stato così. Pensiamo che un modello “bello” si venda in ogni caso e per quanto riguarda le regole, Saga ha dimostrato il contrario (così come molti altri regolamenti sia di storico sia di fantasy). È normale però che spesso le persone siano portate a paragonare i prodotti delle diverse case a quelli Games Workshop, sono stati e sono attualmente il top della qualità in commercio.

IL KICKSTARTER

B.: Già che siamo in tema di Forgotten World, abbiamo qualche curiosità anche in merito alla campagna di finanziamento che avete condotto sulla piattaforma KickStarter. Immagino che sia una specie di progetto in sé. Come è stata come esperienza in generale?

F.: Impegnativa, come tutte le campagne del genere.

B.: Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato?

F.: Difficoltà tecniche dovute ad alcuni cambiamenti apportati da kickstarter in corso d’opera al funzionamento delle campagne e difficoltà nel modificare i piani iniziali della campagna a seconda del suo percorso (come ad esempio offrendo più ricompense dopo averne attentamente studiato l’incidenza sui costi).

Una delle unità più richieste dal popolo del Kickstarter: la leva contadina. I modelli saranno assemblabili in due modi: una versione “rilassata” ed una “inferocita” (qui in alto).

B.: All’epoca del KS un po’ tutti sul forum ci eravamo stupiti di come i backer (ed i fondi) aumentassero lentamente rispetto a quello che abbiamo visto su altri progetti e anche rispetto a quanto ci aspettavamo noi stessi. Voi come avete vissuto l’andamento della campagna? Si è conclusa secondo le vostre aspettative o anche voi immaginavate un riscontro più positivo, soprattutto tenuto conto della qualità del progetto che avete proposto?

F.: Per noi è stato un successo che la campagna sia riuscita, onestamente non pensavamo di farcela prima di lanciare il kickstarter, siamo comunque una compagnia poco conosciuta e di piccole dimensioni anche se con un’ottima base di appassionati che dopo aver comprato i nostri prodotti hanno toccato con mano cosa abbiamo da offrire. E’ grazie a loro soprattutto se la campagna ha avuto successo.

B.: Allora siamo doppiamente contenti, visto che qui sul forum il sostegno al vostro progetto è stato particolarmente elevato e lo svolgimento della campagna ci ha provocato diverse “palpitazioni”. Pensate di tornare di nuovo su KS per lo sviluppo di Forgotten World?

F.: Kickstarter è un ottimo modo per ripagare pesanti costi d’investimento. La differenza tra i nostri kickstarter e quelli di altre compagnie sta nel fatto che noi lanceremo nuove campagne solo per finanziare prodotti per cui non abbiamo il denaro per avviare la produzione. Non saranno mai campagne “preorder” di qualcosa già pronto per uscire sul mercato.

B.: Avete già in cantiere qualche altro KS per le altre linee di prodotti? Senza entrare troppo nei dettagli, in quale area?

F.: Ci piace lavorare un passo per volta, per cui non abbiamo piani al momento.

 

(continua)


Prossimamente la terza ed ultima parte 
della nostra intervista con Fireforge Games

Intervista con Fireforge Games (1/3)

Wargamesforum.it ha il piacere di annoverare tra i suoi utenti Francesco, alias Lord Ekard, responsabile della Fireforge Games, ditta italiana che produce miniature e wargame, fondata nel 2011.

Francesco ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune nostre domande per permetterci di conoscere meglio la Fireforge e i suoi prodotti. Ne abbiamo anche approfittato per parlare con lui dello stato del mercato dei wargame in Italia e all’estero.

Prima di iniziare con le domande, desidererei ringraziare gli amici di wargamesforum che hanno contribuito ad individuare i punti principali da esplorare in questa intervista.

Tenuto conto della sua lunghezza, ho deciso di pubblicare l’intervista in tre parti.

In questa prima parte faremo conoscenza con Francesco e la Fireforge; nella seconda parleremo del prossimo gioco mass battle (ma non solo) fantasyForgotten World e della campagna di crowdfunding con cui è stato finanziato; nella terza e ultima parte ci concentreremo sul gioco Deus Vult, sul mercato dei wargame in Italia e all’estero e concluderemo con qualche anticipazione su progetti futuri.

Buona lettura!

L’AZIENDA

 

Baldovino: Come nasce l’idea di aprire Fireforge Games?

Francesco: La nascita di Fireforge è dovuta da una domanda in particolare “invece che vendere soldatini, perché non li fabbrichiamo noi?” e da lì, prima a tempo perso e poi stabilendo un vero e proprio business plan, sono state poste le fondamenta dell’azienda.

B.: Chi sono i padri fondatori di Fireforge? Quali sono i percorsi personali e professionali che vi hanno portati dal vivere il wargame per passione a farne un mestiere vero e proprio?

F.: Fabio e Angelo sono i due padri della Fireforge. Due grandi appassionati di giochi da tavolo ed ogni genere di wargame, dallo storico al fantasy, dalle scale più piccole come il 10 e il 15mm fino al 28 eroico.

B.: Cosa consigliereste a chi vuole intraprendere lo stesso percorso?

F.: Di essere sempre pronto ad affrontare velocemente e con determinazione ogni sorta di avversità imprevista.

B.: Avete avuto difficoltà particolari nel lanciare la vostra azienda?

F.: Molte. Dalle difficoltà metereologiche come alluvioni e nevicate improvvise, ai meandri della burocrazia italiana fino ai cambiamenti socioeconomici e geopolitici avvenuti nell’ultimo decennio.

B.: In cosa vi sentite “diversi” rispetto alle altre aziende che operano nel settore? Di cosa andate particolarmente fieri?

F.: Sicuramente della nostra tenacia davanti agli ostacoli e della nostra continua voglia di migliorare la nostra azienda e i nostri prodotti.

B.: Francesco, tu da quanto tempo lavori in Fireforge e di cosa ti occupi specialmente?

F.: Lavoro in Fireforge fin dalla sua fondazione, mi occupo di tutto, dall’amministrazione, alla produzione alla sperimentazione e ricerca.

B.: E quale è il tuo percorso? Quali sono stati i tuoi wargame di riferimento e d’ispirazione?

F.: Sono entrato in questo mondo grazie a un amico che mi ha introdotto a Warhammer Fantasy, ero un giocatore bretoniano, ma ho provato quasi tutti i wargame usciti finora. Oggi per lo più gioco a Warhammer 40k e L’Art de la Guerre un recente wargame storico che sta avendo un grande successo.

B.: a oggi, in quanti siete a lavorare nell’azienda?

F.: Siamo in 5 più una decina di esterni.

B.: L’azienda nasce come produttrice di miniature per il wargame storico medievale, mentre ora lo sviluppo sembra orientato verso il fantasy medievale “generico”. Come spiegate questo sviluppo?

F.: Abbiamo semplicemente risposto alle richieste di molti nostri clienti che fin dal principio ci chiedevano di lanciare una nostra linea di modelli fantasy.

 

(continua)


Appuntamento alla settimana prossima per la seconda 
parte della nostra intervista con Fireforge Games


Bentornato!

Bentornato wargamesforum!

Ci avviamo verso la parte più brumosa dell’anno e da tanto, troppo tempo, questo blog è rimasto avvolto in una nebbia « magica » che lo ha cristallizzato fino ad oggi. O se preferite, ci siamo persi nel labirinto di Tzeench e solo ora, finalmente, l’incantesimo è stato spezzato e abbiamo trovato il “filo” che ci ha riportati qui da voi.

Sono trascorsi quattro anni, dieci mesi e due giorni dall’ultimo articolo e ci eravamo lasciati con “Seth III Design: Basette tonde in resina a tema Necron – Pittura“. Di cose ne sono successe veramente molte. Prima di riavvolgere il filo e uscire dal dedalo, però, lasciateci dire come pensiamo di sfruttare questo spazio nei mesi a venire.

L’intenzione è di utilizzare il blog per fare una specie di digest di quanto avvenuto su wargamesforum.it: gli highlights saranno ovviamente corredati di link per accedere rapidamente alle discussioni evidenziate e forniranno una breve sintesi delle notizie più interessanti postate dai nostri utenti.

Avremo le classifiche dei topic più letti.

Conosceremo meglio gli utenti del forum cercando di capire come vivono l’hobby e presentando, grazie alla loro conoscenza, i giochi che preferiscono e che, non sempre, sono conosciuti dai più.

E poi, ovviamente, ci saranno le notizie che considereremo più gustose e importanti dal mondo dei wargames.

Ci saranno, però, anche alcune sorprese veramente di rilievo.

Solo una precisazione: gli utenti del nostro forum sono molto orientati verso il fantasy e, conseguentemente, ambientazioni differenti patiscono e patiranno questa situazione. Se volete che essa cambi, non avete altro da fare se non iscrivervi al forum e spostare gli equilibri…

Avremo, se il tempo tiranno ce lo concederà, articoli di approfondimento e presentazioni e recensioni di giochi che, nel frattempo, avremo avuto modo di provare (vale sempre il disclaimer sul tempo tiranno, ovviamente).

Cosa è successo in questi quattro anni (quasi cinque) di assenza?

In questi quattro anni sono successe veramente tante cose e anche farne solamente una lista è veramente un’impresa cosiderevole.

Dovessi indicare le tre principali, opterei per le seguenti.

1) L’offerta di giochi è letteralmente esplosa.

Siano essi giochi di miniature tout court o giochi da tavolo/di società con o senza miniature. Grazie alle piattaforme di crowdfunding  non passa settimana senza che nuove offerte vengano presentate al grande pubblico. I giochi da tavolo in particolare sembrano avere una fortuna senza pari, finanziati in men che non si dica e con un supporto finanziario che lascia a volte strabiliati.

Anche i giochi di miniature, però, sembrano vivere un’età d’oro. Parliamo soprattutto di giochi skirmish (sul tema di cosa sia un gioco skirmish e quali ne siano gli elementi caratterizzanti ci vorrebbe un articolo a parte. Ci sono volontari?), ma anche i cosiddetti mass battle (in questo caso, per intenderci, facciamo riferimento a sistemi che utilizzino il concetto di ‘ranghi e file’) possono vantare qualche sostanziosa e gustosa novità.

È innegabile che il crowdfunding abbia letteralmente rivoluzionato il settore. Nel bene e nel male. Quando si ottengono certi risultati è inevitabile che nel calderone finisce veramente di tutto.

2) Il re è morto.

Il 14 marzo 2015 arriva nei negozi Warhammer End Times: Archaon. Con quest’ultima uscita della serie End Times cala definitivamente il sipario su Warhammer Fantasy Battle. Con il botto. Letteralmente. Il mondo di Warhammer (oggi noto come il Mondo-che-fu) esplode e con esso prima la costernazione e, successivamente (all’apparizione del suo successore), la “rabbia” di migliaia di giocatori sparsi per il mondo.

Age of Sigmar arriva sui tavoli da gioco e luglio 2015, lasciando la stragrande maggioranza dei giocatori del fantasy made in GW semplicemente devastati…

  • Manuale di regole ridotto da centoeppassa pagine a 4. Quattro pagine di regole. Quattro…
  • Punti delle unità o dei modelli semplicemente inesistenti.
  • Regole per le vecchie unità del suo predecessore considerate, nella migliore delle ipotesi stupide. Nella peggiore un insulto.
  • Modelli su basetta tonda e rimozione dei vassoi di movimento. Si passa da un rank and file ad uno skirmish.

Oggi, a più di tre anni dal lancio, possiamo dirlo: se volevano fare colpo, ci sono veramente riusciti…

Possiamo dire, però, che con la rimozione di WHFB la Games Workshop ha letteralmente rimosso il tappo ad un intero settore. La morte del più famoso di tutti i wargames a tema fantasy ha, di fatto, desaturato il mercato. Come conseguenze, Kings of War della Mantic ha avuto una visibilità prima più complicata. Gli orfani di WHFB (in particolare quelli dello European Team Championship) si sono organizzati ed hanno dato vita al più grande sforzo collettivo della storia dei wargames portando alla nascita del progetto The 9th Age. Di recente i creatori di SAGA hanno lanciato la propria seconda edizione, prevedendo una specifica espansione in terreno Fantasy in arrivo nel 2019: Age of Magic.

Questa è ovviamente solo la punta dell’iceberg. Uno degli elementi caratterizzanti di questa nuova fase sembrerebbe essere l’ascesa irrefrenabile del sistema skirmish a discapito del mass battle (come già detto). La Mantic ha lanciato il suo skirmish ambientato nell’universo di Mantica (Vanguard), di SAGA abbiamo già parlato, GW ha lentamente, ma continuamente raffinato Age of Sigmar e proposto una nuova edizione del Signore degli Anelli (Middle Earth – Strategy Battle Game). Solo per citarne alcuni.

In tutto questo trambusto, anche in Italia qualcosa si è mosso…

3) Un wargame fantasy made in Italy. Finalmente…

Perdonatemi un “briciolo” di nazionalismo… ma solo un pochettino…

Una piccola azienda con sede in Campania, la Fireforge Games, conosciuta in particolare per la propria gamma storica medievale a tema crociate, lancia a settembre 2018 un Kickstarter per finanziare la propria nuova gamma di prodotti fantasy. Il gioco si chiama Forgotten World e il regolamento, di cui finora si è avuto modo di vedere solo una parte in versione alpha, prevede una modalità mass battle ed una modalità skirmish. Includerà anche regole specifiche per gli assedi.

Le miniature, veramente di ottima qualità, saranno accompagnate tanto da basette quadre, quanto da basette tonde.

Per saperne di più, bisogna avere ancora un po’ di pazienza e consultare regolarmente questo blog.

That’s all, folks!

Per il momento questo è tutto, bella gente! Se apprezzate questo blog, non mancate di farcelo sapere, anche sul nostro forum.

Bentornato wargamesforum news!

Seth III Design: Basette tonde in resina a tema Necron – Pittura

Ed eccoci qua, seconda puntata della recensione per le basette futuristiche a tema Necron, prodotte da Seth III Design.

Ripartiamo da dove ci eravamo lasciati: parlando della basette tonde sci-fi a tema alieno, in particolare quelle robotiche ispirate ai Necron! La domanda che può sorgere spontanea è: come risultano queste basette una volta dipinte? Andiamo a vedere nel dettaglio ciò che un pittore “comune mortale”, non professionista, può ottenere (se vi siete persi la prima parte della recensione, la trovate qui: http://news.wargamesforum.it/2014/01/seth-iii-design-basette-tonde-resina-tema-necron/).

Seth III Design: Basette tonde in resina a tema Necron

Anno nuovo recensione nuova, e questa volta è con gran piacere che mi ritrovo per le mani i lavori di un amico che è sempre stato nel settore modellistico e che ora ha deciso di fare di questo la propria professione, complimenti. Fatta la premessa con un pizzico di invidia arriviamo al sodo…
Seth III Design ha infatti realizzato alcune basette tonde validissime per qualsiasi universo sci-fi / futuristico, in questo caso di tratta di basi dallo spiccato “senso” robotico, non appena le vedrete vi verranno inevitabilmente in mente i Necron di Warhammer 40.000.

Nuova miniatura in edizione limitata da Studio McVey

Studio McVey da sempre ci ha abituato a miniature a dir poco strepitose. Da poche ore è disponibile un nuovissimo pezzo, in resina e in edizione limitata, acquistabile direttamente sul sito dello studio. Si tratta di Himiko, una sorta di sacerdotessa guerriera dal sapore orientale. Un’aggiunta preziosa alla collezione di qualsiasi modellista ed ideale anche per il tavolo da gioco come maga umana o incantatrice elfica.

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